Monopoli - Città Turistica
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Prossimo evento in programma:


  Venerdì 25 marzo
Paolo Panaro I RACCONTI: LE MILLE E UNA NOTTE
di Paolo Panaro
Diretto e interpretato da Paolo Panaro

Le Mille e una notte sono raccontate da una voce femminile. Qualcosa di femminile pervade i suoi racconti notturni. Il motto delle Mille è 'o un racconto o la vita". Raccontare equivale a vivere. Si parte dal tradimento della moglie del re di Persia. Prima del tradimento non accade nulla, non esistono storie, non esiste parola. Il tradimento infrange un ordine; quell'ordine che in quest'opera è a pagina zero, prima che si odano le voci e i frastuoni delle storie. Le Notti sono piene di tradimenti: regine che tradiscono con schiavi, bianche con neri, bellissime con deformi. Shahrazad riconosce il tradimento come luogo d’elezione della nascita del linguaggio, degli incantamenti, degli incantamenti gettati e sciolti. La storia dell'uomo non è forse inaugurata dal tradimento di Eva? .



Comunicato stampa


Meno di un mese al via del nuovo cartellone del teatro Bianco-Manghisi di Monopoli. E saranno proprio due artisti monopolitani, Crescenza Guarnieri e Paolo Panaro, ad aprire e chiudere, il 27 novembre e il 25 marzo, la prima stagione del nuovo teatro, annesso alla Casa di riposo “Romanelli” e di recente ristrutturato dall’Apad.
Ma andiamo con ordine. Sotto la direzione artistica dell’attore brindisino Luigi D’Elia, noto anche per essere l’animatore delle stagioni artistiche estive dell’oasi di Torre Guaceto con la Cooperativa Thalassia, ha preso forma una rassegna che davvero racchiude il meglio della scena pugliese, con qualche incursione fuori regione. La serata scelta per gli spettacoli è il venerdì, con l’unica eccezione di sabato 27 febbraio.

Si inizia dunque venerdì 27 novembre con il monologo di Crescenza Guarnieri, Tutti i miei cari, per la regia di Francesca Zanni. E’ la storia di Anne Sexton, donna bella e anticonformista, innamorata della vita e della poesia.
Il 4 dicembre sarà lo stesso Luigi D’Elia ad interpretare Non abbiate paura, lettura scenica di Francesco Niccolini sulle vicende del ’91, lo sbarco degli albanesi in Puglia e l’inizio delle migrazioni di massa.
L’11 dicembre arriva a Monopoli un altro “ragazzo d’oro” del teatro pugliese, il foggiano Enrico Messina, fresco dei successi newyorchesi del suo Orlando furioso. Narrerà La storia di Taborre e Maddalena (del raccontar mangiando), con Mirko Lodedo musicista in scena.
Il 18 dicembre serata in qualche modo dedicata ai Beatles e ad un gemellaggio fantastico fra Liverpool e il Petrolchimico di Brindisi: lo spettacolo è Revolution di e con Sara Bevilacqua.
L’immortale mito di Amore e Psiche rivive venerdì 8 gennaio con il monologo di Daria Paoletta, allieva di Carlo Formigoni. Questo spettacolo, che debuttò in Maggio all’infanzia del 2014, ha poi mietuto successi in tutta Europa.
Una lombarda e un siciliano per parlare del Sud sconquassato dall’Unità d’Italia il 15 gennaio con Senza voce (storia di Ciccilla, briganta sì e santa no). Gli attori sono Silvia Lodi e Leone Marco Bartolo.
Una pausa di un mese, anche per non sovrapporsi ai venerdì cinematografici del Sudestival 2016, e si riprende sabato 27 febbraio con uno degli appuntamenti più attesi Dieci, lo spettacolo di Elena Dragonetti, tratto da un romanzo di Andrej Longo. Dieci monologhi per il tentativo vano ed entusiasmante di raccontare Napoli.
Così come complesso e commovente è il tentativo di descrivere la vita di Gramsci Antonio detto Nino, titolo dello spettacolo di Francesco Niccolini e Fabrizio Saccomanno, interpretato dallo stesso Saccomanno il 18 marzo.
Chiusura in bellezza il 25 marzo con Paolo Panaro che regala al pubblico monopolitano uno dei suoi spettacoli più divertenti e appassionati, Il pranzo di Babette, prodotto dal Centro Diaghilev e da lui diretto e interpretato.

Il ricavato di tutta la stagione andrà in beneficenza per sostenere i progetti dell’Apad (www.apadonlus.it) in Italia e nel mondo.
Il costo dell’abbonamento è di 75 €, quello dei singoli spettacoli (in tutto sono nove) è di 10 €.

Prevendita posti numerati presso la libreria Children in Largo Plebiscito, per tutti gli spettacoli apertura porte alle 20.30, sipario alle 21.00.

Auditorium Bianco Manghisi


Programma generale

 
  Venerdì 27 novembre (Replica Sabato 28 novembre)
Crescenza Guarnieri Tutti i miei cari
di Francesca Zanni
regia Francesco Zecca

Come ha potuto una casalinga folle diventare una celebrità? Una donna in anticipo sui tempi, che da casalinga frustrata arrivò a vincere il Pulitzer.
Anne Sexton si sentiva inadeguata, ignorante, aveva una scarsa autostima e non si riteneva all’altezza del ruolo che la società le imponeva: quello di moglie e madre esemplare.
In un mondo che chiedeva certezze, dove nessuno sapeva dove appoggiarsi (e dove i palliativi per le casalinghe depresse erano l’alcol e i sonniferi) Anne Sexton cominciò a pensare che una sofferenza come quella che lei provava non aveva nessuna utilità e nessun significato se quel dolore non veniva comunicato agli altri.
Per questo inizia a scrivere poesie, che parlano di lei, ma in fondo parlano di noi, e a noi.
Tutti i miei cari è un testo di incredibile attualità, che attraverso la vita e le poesie della Sexton, racconta il nostro mondo liquido, dove si sono persi i punti di riferimento e dove tutti noi – come lei – siamo in attesa di qualcosa, anche se non sappiamo bene cos’è.
Anne Sexton era bella e dannata, infantile e sexy, atea e religiosa; le sue contraddizioni sono le stesse nostre; il suo bisogno di comunicare si estende nella nostra smania di rendere pubblico – in tempo reale – ogni nostro pensiero (pensiamo ai social network). I suoi reading (Anne era una Patti Smith ante litteram) la proiettano in una modernità per cui non era pronta.
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  Venerdì 4 dicembre
Luigi D’Elia NON ABBIATE PAURA
Lettura scenica di Francesco Niccolini
Marzo 1991. Nell’arco di tre giorni ventimila cittadini albanesi in fuga dal loro paese, affamati, in cerca di libertà e di una vita nuova sbarcano a Brindisi. Ad accoglierli c’è una città povera di ottantamila abitanti, schiacciata dalla disoccupazione e dall’illegalità e uno stato assente e cinico. Poteva succedere di tutto, sarebbe bastata una scintilla e invece…
Non abbiate paura è un racconto per quelli che stavano da questa parte del mare. Per non dimenticare quello che accadde. Per una medaglia mai data. Ma soprattutto per un incontro straordinario: quello fra i cittadini brindisini e piu` di ventimila albanesi. La cronaca di quei giorni che diventa orazione civile, indignazione, rabbia, e molta, moltissima umanita`.
Per quelli che alla politica tronfia delle parole preferiscono il fare.
Per queli che si rimboccano le maniche senza aspettare.
Per una città del Sud del mondo come tante.
Per chi arriva dal mare, ieri come oggi.


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  Venerdì 11 dicembre
Enrico Messina e Mirko Lodedo LA STORIA DI TABORRE E MADDALENA del raccontar mangiando
di Enrico Messina
Musica originale in scena Mirko Lodedo (fisarmonica, oggetti della tavola)
Lo spettacolo narra la storia di due giovani, Taborre e Maddalena, che la sorte ha destinato a vite diverse. Fuggono dal loro impossibile amore e trovano rifugio in una radura del Gargano, presso la casa di un vecchio pastore che l’uomo ha costruito intorno a un albero di pere. Nell’incontro silenzioso dei tre, l’uomo offre ai due ragazzi un frutto poi, piantati i semi raccolti per tutta la sua vita, comincia la narrazione. E racconta loro la storia di un re d’un epoca lontana che aveva tre figli e un grande giardino con, al centro, un albero di pere…
Il lavoro nasce dall’incontro di un attore e un musicista che, ritrovatisi intorno ad una tavola imbandita con cibi semplici, un piatto di grano cotto con il pomodoro, del pane, un bicchiere di “mieru”, pecorino e pere, hanno cominciato a raccontarsi. E le storie sono nate dai suoni piccoli della tavola: il suono delle posate nei piatti, il gorgoglio del vino che cade nel bicchiere, il tintinnio dei bicchieri che s’incontrano nel brindisi… per diventare musica e parole. Perché così nascono le storie: intorno a un tavolo, con i suoni e le parole semplici di chi si ritrova a condividere una cena, un pasto.
Raccontare storie è arte antica e necessità profonda dell’essere umano.
Dare forma di storia all’esperienza vissuta, per comprendere e dare ordine a quanto accade, conservarne la memoria, creare un senso di appartenenza.
E se le parole per narrare non bastano, allora saranno i gesti, gli sguardi, i suoni, la musica a raccontare la paura, lo stupore, il coraggio, la conquista, l’amore.
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  Venerdì 18 dicembre
Sara Bevilacqua REVOLUTION
di Sara Bevilacqua
Voce Daniele Guarini
Lo spettacolo, con la regia di Sara Bevilacqua e la drammaturgia di Emiliano Poddi (finalista Premio Strega 2008 con “Tre volte invano”), è una miscela di emozioni, ricordi e storie di vita vissuta a Brindisi negli anni del Boom.
All’inizio degli anni ’60, i Beatles suonavano al Cavern Club di Liverpool e Yuri Gagarin diventava il primo uomo in orbita attorno alla Terra.
La protagonista di Revolution sogna di volare nello spazio e di incontrare i Fab Four, ma ha un piccolo problema: vive a Brindisi, vale a dire che è lontana 326 km dall’orbita di Gagarin e circa 3.000 da Liverpool. Per di più a Brindisi, cittadina immobile nel ripetersi dei suoi riti quotidiani, sembra che gli anni ’60 non vogliano proprio arrivare. E invece arrivano.
In una forma un po’ diversa da come la ragazza si sarebbe augurata, ma arrivano: nel ’62 viene completato il primo lotto della Montecatini e le cose all’improvviso cambiano anche là dove sembravano immutabili. Revolution racconta i dieci anni che hanno sconvolto la storia, fino alla notte in cui Tito Stagno raccontò dai microfoni della Rai lo sbarco del primo uomo sulla Luna.
E la ragazza innamorata dei Beatles? Dov’era mentre Armstrong imprimeva la sua famosa impronta? Anche lei davanti alla TV, oppure, come suggeriscono i Beatles in un’altra famosa canzone, Across the universe?
Le musiche dei Quattro di Liverpool, riarrangiate per pianoforte e voce, eseguite dal vivo, segnano il passo di questo spaccato degli anni sessanta.

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  Venerdì 8 gennaio
Daria Paoletta AMORE E PSICHE
di Daria Paoletta
Compagnia Burambò

L'ultimo allestimento teatrale della Compagnia Burambò è tratto da 'Amore e Psiche' di Apuleio.
Una storia che racconta un amore travagliato e ostacolato dalla diversità dei due amati: Amore è un Dio mentre Psiche è una mortale, ma bella come una Dea.
Una saga di personaggi che dividono l'Olimpo dalla Terra, le divinità dai mortali, per scoprire che non c'è poi tanta differenza, gli uni assomigliano agli altri.
L'attrice Daria Paoletta riscrive il mito di Amore e Psiche, adattando la narrazione al mestiere dell'attore.
Una scena nuda che prende vita attraverso la forza del linguaggio vocale e corporeo, tali da creare ambientazioni e condividere suggestioni.
Il tentativo è di condurre il pubblico in un mondo immaginifico e, attraverso l'arte teatrale, ritrovare se stessi.

 

  Venerdì 15 gennaio
Silvia Lodi e Leone Marco Bartolo SENZA VOCE (storia di Ciccilla, Briganta sì e santa no)
di Valentina Diana
regia Silvia Lodi
L’unità d’Italia e il Mezzogiorno: la terra è il fattore scatenante.
Il mutamento del governo, come sempre accade, ha acceso le speranze dei poveri di poter riscattare quella terra che così duramente lavoravano, per affrancarsi dalla miseria; ma la speranza è durata poco e il destino dei contadini appare segnato: rassegnarsi o ribellarsi. In questo contesto nasce il fenomeno delle "brigante", le donne del Sud rimaste orfane, vedove, madri senza più figli.
Donne che vedono la loro vita tranquilla sconvolta, non hanno più i riferimenti tradizionali di sudditanza e sottomissione, l’equilibrio familiare è compromesso; essendo donne sole sono esposte alla violenza degli uomini, anche il loro destino appare segnato: rassegnarsi o ribellarsi.

 

  Sabato 27 febbraio
Elena Dragonetti DIECI
dal romanzo di Andrej Longo
regia Elena Dragonetti e Raffaella Tagliabue

Come dieci comandamenti.
Come dieci storie diverse.
Come dieci personaggi che si raccontano.

Dieci è uno spettacolo teatrale in cui dieci personaggi attraverso dieci monologhi si raccontano. In cui dieci vite narrate da dieci voci diverse disegnano quell’universo denso e variegato che è Napoli. Non in quanto area geografica circoscritta ma in quanto realtà universale che racchiude in sé pieghe nascoste dell’animo umano.
Dieci come i dieci comandamenti. A cui ogni monologo è intitolato. E a cui ogni personaggio è legato.
Dieci non è solo Napoli. E’ quella speciale capacità umana che permette di sopravvivere alle condizioni più estreme, di accettare e normalizzare anche l’intollerabile. E’ uno spettacolo dentro al quale poter ritrovare una parte della propria fatica di vivere e forse, tra le righe, una possibile via di scampo. E nonostante tutto quello che viene fuori dai racconti è anche una dolcezza, una tenerezza e una poesia che sembra non possano far parte di uomini, donne e bambini così arrabbiati con la vita.
In scena una sola attrice a portare il suono di quelle voci che arrivano da strade dentro vicoli scuri, i canti, i rumori, i silenzi.

 

  Venerdì 18 marzo
Fabrizio Saccomanno GRAMSCI Antonio detto Nino
di Francesco Niccolini e Fabrizio Saccomanno
regia __REGIA

...ero un combattente che non ha avuto fortuna nella lotta immediata, e i combattenti non possono e non devono essere compianti, quando essi hanno lottato non perché costretti, ma perché così hanno essi stessi voluto consapevolmente.
Antonio Gramsci

Gramsci Antonio detto Nino racconta frammenti della vita di uno degli uomini più preziosi del Novecento.
Vita assolutamente privata: sullo sfondo, e solo sullo sfondo, il tormentoso rapporto con il PCI e l'internazionale socialista, le incomprensioni con Togliatti e Stalin. E l'ombra di Benito Mussolini.
In primo piano invece la feroce sofferenza di un uomo che il fascismo vuole spezzare scientificamente, che vive una disperata solitudine, e in dieci anni di prigionia, giorno dopo giorno, si spegne nel dolore e nell'assenza delle persone che ama: la moglie Julka, i figli Delio e Giuliano. Il primo lo ha visto piccolissimo, il secondo non lo ha nemmeno mai conosciuto.
Proprio le bellissime lettere ai suoi figli sono state il punto di partenza: tenerissime epistole a Delio e Giuliano, ai quali Gramsci scrive senza mai nominare il carcere e la sua condizioni fisica e psichica, dando il meglio di sé come uomo genitore e pedagogo. Ma accanto a queste, le lettere di un figlio devoto a una madre anziana che lo aspetta in Sardegna e non capisce. Le lettere di un fratello. Di un marito. Il corpus delle lettere di Antonio Gramsci ai familiari è un capolavoro di umanità, etica, onestà spirituale e sofferenza, un romanzo nel romanzo, che apre a pensieri, dubbi, misteri che raccontare in teatro è avventura sorprendente.

 

  Venerdì 25 marzo
Paolo Panaro I RACCONTI: LE MILLE E UNA NOTTE
di Paolo Panaro
Diretto e interpretato da Paolo Panaro

Le Mille e una notte sono raccontate da una voce femminile. Qualcosa di femminile pervade i suoi racconti notturni. Il motto delle Mille è 'o un racconto o la vita". Raccontare equivale a vivere. Si parte dal tradimento della moglie del re di Persia. Prima del tradimento non accade nulla, non esistono storie, non esiste parola. Il tradimento infrange un ordine; quell'ordine che in quest'opera è a pagina zero, prima che si odano le voci e i frastuoni delle storie. Le Notti sono piene di tradimenti: regine che tradiscono con schiavi, bianche con neri, bellissime con deformi. Shahrazad riconosce il tradimento come luogo d’elezione della nascita del linguaggio, degli incantamenti, degli incantamenti gettati e sciolti. La storia dell'uomo non è forse inaugurata dal tradimento di Eva? .
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