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Il pane: vecchi ricordi

 

"Il Pane: Vecchi Ricordi"

 “ Festa di noi ragazzi accanto alle donne quando facevano il pane.” Il rito cominciava la sera precedente. Nella dispensa, custodito gelosamente, il lievito.

Quel pugno di pasta ingiallita, stemperato con acqua tiepida nella farina, non molta, basterà a fermentare tutta la massa. Si ricava un panetto a forma di grossa trottola: avrà tutta la notte per lievitare.

L’indomani sarà sciolto ed intriso nel cratere soffice e candido della farina al centro della madia.Gran ginnastica di braccia e di mani a rimescolare, bagnare, raccogliere; battono, pestano con i pugni, arrotolano la massa ingombrante e greve. Di qui, ad una ad una, con un taglio, lavorate a parte, le forme lisce e varie. Appena pronte, a due mani, si adagiano nel letto, per la crescita; si fidano per questo anche di noi piccoli spettatori.

Se, a giudizio della massaia più esperta, dopo qualche ora, soppesate nel palmo della mano, stentano a farsi leggere e lucide, Antonia, la donnina buona del vicinato, sempre lieta di aiutare, inconsapevole depositaria di magica sapienza, assicura che basta un vecchio pantalone a rinforzo dei panni che coprono il letto; provare per credere.

Dopo l’uso la madia va raschiata e messa a lucido: attenti, bisogna rifornire la coppetta del lievito; è sufficiente un tocchettino di pasta arrotondata. Servirà la prossima volta e non si negherà a nessuno che ne faccia richiesta.

Al centro un segno di croce con la punta del coltello, un bacio furtivo, una goccia d’olio spalmata sulla calotta e poi al suo posto d’onore.

 


Testo e notizie tratte da:
-    Russo Luigi “La Rosa centofoglie” - Edizione: Vivere In, Monopoli; Anno: 1992; Pag. 112.

 

Ricerca a cura di Maria Marzolla
Foto Angela Marasciulo
Servizio Civile 2012 - Comune di Monopoli «Progetto Espressioni d'identità»
[18 Giugno 2013]

Civilta' del mare

 


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