Monopoli - Città Turistica
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Dalle contrade al mare

Per comprendere le origini della cucina monopolitana, non basta sfogliare antichi ricettari locali. Occorre scavare nella storia fino all’Ottocento per capire come la gastronomia di un tempo fosse incentrata sul sistema masseria, basato sullo stretto rapporto tra il nobile-proprietario che garantiva lavoro e protezione e, coloro che assicuravano, attraverso il lavoro faticoso dei campi, la sopravvivenza della piccola comunità.

La crisi economica nel Mezzogiorno d’Italia, amara conseguenza della Rivoluzione Industriale, condusse la Puglia rurale ad un’emarginazione economica, creando una frattura insanabile tra il massaro e i contadini desiderosi di ottenere condizioni di vita meno faticose e la prospettiva di un salario migliore.

La città richiamerà sempre più manodopera dalle campagne e questa migrazione favorirà l’apertura di nuove attività commerciali. La gastronomia legata al centro storico subirà, inevitabilmente, l’influenza di conoscenze derivanti dal mondo contadino e dalla presenza del mare.

Nella Città, sin dal tempo dei veneziani, i pescatori praticavano la pesca sotto costa per non imbattersi in spiacevoli incontri con pirati e corsari, facilmente avvistabili dalle tre torri (Torre Incina, Torre d’Orta e Torre Cintola). Questo è il motivo principale per il quale il cjambotto, il piatto che rappresenta la città di Monopoli per eccellenza, è un intruglio di pesce ottenuto con piccole speci.

La manualità del lavoro faticoso nei campi, delle reti ricolme di pesci tirate sulla barca, delle orecchiette modellate con pazienza sulla madia, eleva la cucina monopolitana ad esempio della gastronomia pugliese, tra terra e mare.

 

A cura dell’Associazione Buongustai ApulianClub
www.apulianclub.com

Civilta' del mare

 


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